UN MATRICIDIO INCISO NELLA PIETRA DI VENEZIA

UN MATRICIDIO INCISO NELLA PIETRA DI VENEZIA

Venezia è canali, è acqua; è riflessi che compaiono e svaniscono a seconda di dove si volge lo sguardo. Ma Venezia è anche pietra sulla quale è stata incisa la sua millenaria memoria…

SS. Giovanni e Paolo uno dei campi più grandi di tutta Venezia, al confine tra il sestiere Castello e Cannaregio. Qui si ergono imponenti e maestosi la basilica dei Santi Giovanni e Paolo (detta anche di San Zanipolo) affiancata dalla Scuola Grande di San Marco.
La Scuola è originaria del XIII secolo. Per volere dell’ordine dei Domenicani, soppresso nel 1807 sotto il dominio napoleonico, l’edificio ha subito sostanziali modifiche nel XV e XVI secolo. La Scuola è stata usata come ospedale militare austriaco e tutt’oggi è la sede dell’ospedale civile di Venezia. La facciata rinascimentale, è di grande impatto visivo, ma tra le edicole e le statue in marmo bianco e policromo, si cela una piccola curiosità.
Sul lato destro del portone d’ingresso, a circa mezzo metro da terra, si trova un antico graffito inciso nella pietra. Rappresenta la figura stilizzata di un uomo che regge nella mano sinistra un cuore.
La leggenda narra che una cristiana aveva avuto un figlio da una relazione con un ebreo, poi diventato cittadino turco. Il ragazzo, ormai cresciuto, viveva insieme al padre sull’isola della Giudecca, ma la sua situazione non era semplice. Era un mezzo sangue, per cui non era accettato ne dalla comunità cristiana ne da quella turca. La frustrazione di quella situazione, lo fece diventare di carattere collerico e violento. Sebbene amasse molto la madre, quando andava a trovarla, gli incontri sfociavano spesso in furiosi litigi. In uno di quei frangenti, accecato dalla rabbia, accoltellò la madre e le strappò il cuore dal petto. Rinsavito e resosi conto di aver commesso un efferato assassinio, fu preso dal panico e, correndo a perdifiato lungo la Scuola Grande di San Marco sul lato della calle dei Mendicanti che fiancheggia il canale, perse l’equilibrio ed il cuore della madre gli cadde in acqua. Rialzatosi, raggiunse le Fondamenta Nuove dove si buttò nella laguna lasciandosi affogare.
Questo episodio è giunto fino a noi grazie ad uno scalpellino che aveva lavorato alla realizzazione della facciata della Scuola. Quando la moglie di cui era immensamente innamorato, si ammalò e morì, si ridusse per disperazione a dormire nel campo ed a vivere di elemosina. Cesco, questo era il nome dello scalpellino, fu testimone dell’omicidio appena narrato ed incise nella pietra il ragazzo con turbante in testa ed il cuore in mano. Da attribuirsi a Cesco, sull’altra colonna del portone d’ingresso, l’incisione di una galea veneziana.

di William Facchinetti Kerdudo

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Per approfondire:

AA.VV.
VENEZIA INSOLITA E SEGRETA
JONGLEZ

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