IL CASTELLO DI BROLIO E LO SPETTRO DEL BARONE DI FERRO

IL CASTELLO DI BROLIO E LO SPETTRO DEL BARONE DI FERRO

Circondato dalle vigne del Chianti, il castello di Brolio è sin dal 1141 il centro di potere dei Ricasoli, l’importante famiglia nella quale merita un posto d’onore Bettino (1809-1880), il barone di ferro. Uomo importante in vita, il suo spettro ha turbato a lungo le notti di questa zona di Toscana con apparizioni e scherzi macabri. Di seguito riportiamo la sua storia così come gli abitanti del Chianti la raccontano da oltre un secolo.

La sera del 23 ottobre 1880 fu il domestico a scoprire il corpo senza vita del barone Bettino Ricasoli. Questi era stato colto da un attacco cardiaco mentre leggeva un libro nel suo studio. Era morto di colpo, senza neanche gli ultimi sacramenti, ma non in modo inaspettato. Tre anni prima gli era stata diagnosticata un’insufficienza cardiaca e quel tempo gli era stato prezioso per preparare la sua successione con lo stesso rigore che aveva contraddistinto tutta la sua vita.
I giornali dell’epoca diedero ampio risalto alla morte dell’illustre barone dedicandogli lunghi articoli. Bettino era stato un abile uomo d’affari, convinto assertore dell’unità d’Italia, fondatore del quotidiano La Nazione, massone (partecipò all’assemblea costituente di Firenze) e per ben due volte presidente del Consiglio del neonato Regno d’Italia. Per seguire i suoi affari lasciò Firenze e si trasferì in modo quasi permanente nel suo castello a Brolio, in un territorio, il Chianti, allora isolato e selvaggio. Lì si dedicò anima e corpo alla produzione vinicola. Studiò i maestri francesi del Bordeaux, acquistò nuovi macchinari agricoli dall’Inghilterra e dopo vari esperimenti giunse a definire la formula, tuttora in uso, del vino Chianti Classico.

Bettino era noto per governare i suoi possedimenti in modo autoritario e questo gli valse l’appellativo di Barone di Ferro. I contadini delle sue terre lo temevano e nessuno osava guardarlo negli occhi o rivolgergli parola: “Non salutatemi – diceva ai suoi operai- che a salutare si perde tempo”. Si diceva anche che contasse una a una le pesche e i grappoli d’uva per essere sicuro che nessuno gli rubasse qualcosa. Tuttavia, Bettino era un punto di riferimento per la gente di Brolio e la sua morte lasciò tutti spaesati, orfani della sua guida sicura.

La salma del barone non venne inumata subito. Si dovette aspettare l’autorizzazione del prefetto di Siena e la tumulazione avvenne soltanto il due dicembre. Fino a quel momento la salma era stata tenuta presso l’altare della cripta della cappella di famiglia e fu durante questo periodo che cominciarono a circolare dicerie su strani avvistamenti all’interno e nei dintorni del castello. Le voci divennero velocemente veri e propri racconti e si diffusero in un’ampia zona del Chianti. Alcuni tratti erano comuni, altri variavano secondo il narratore, ma tutti avevano un unico protagonista: lo spettro del redivivo Barone Ricasoli.
Avvenimenti inquietanti erano già successi al momento del suo funerale. Durante la funzione nella cappella di famiglia improvvise raffiche di vento fecero impallidire i presenti. Le finestre si aprivano e chiudevano violentemente come mosse da una mano invisibile. Uno sciame di falene invase la sala costringendo molti a fuggire. Come se non bastasse, ancora più inspiegabile fu quello che accadde ai malcapitati scelti per portare la bara nel luogo della sepoltura. Quattro uomini provarono una prima volta a sollevarla, ma la bara era così pesante da sembrare piena di pietre. Sbigottiti, riprovarono una e più volte, ma non c’era nulla da fare. In loro soccorso sopraggiunse il prete, che pronunciò strane parole in latino che i contadini non potevano capire e poi chiese agli uomini di riprovare. Tra lo stupore generale, la bara era diventata di colpo leggera, senza più peso, quasi che il corpo fosse svanito. Certo, nessuno ebbe il coraggio di controllarne il contenuto, ma tutti lessero questi accadimenti in modo univoco: l’anima del barone era dannata.

Quali erano le colpe di Ricasoli? I contadini potevano elencarne diverse. Non aveva ricevuto i sacramenti prima di morire; in vita aveva fatto numerosi torti alla chiesa, imponendole tributi ed espropriandole terreni; era stato troppo duro con i suoi operai; aveva aderito alla massoneria. E poi c’era quella sua pretesa che ai contadini non era mai andata giù. Il barone considerava il latte materno un elisir di giovinezza ed esigeva di succhiarlo direttamente dal seno delle giovani mamme di Brolio. Qualcuno pensava fosse solo una stramberia, ma per altri era un’indecenza intollerabile. Le sue colpe erano tante, ma quello che realmente importava in quel momento era che le anime dannate andavano confinate in un luogo sicuro. Fu chiamato un prete cappuccino e la bara del barone fu interrata in un dirupo chiamato il Borro dell’Ancherona.

Sembrava il posto adatto per il riposo eterno del barone, eppure il confino non lo tenne lontano dal mondo dei vivi a lungo e così iniziò una serie infinita di avvistamenti. Il barone appariva di notte tutto vestito di nero sempre in sella al suo cavallo. Entrava nelle cucine per distruggere i piatti appena lavati. Guastava le lenzuola del suo letto che le governanti sistemavano ogni mattina. Svegliava i contadini nel mezzo della notte fissandoli con un ghigno diabolico. Si accostava silenzioso ai viandanti che si erano attardati terrorizzandoli ed alcune morti improvvise furono addossate a cuori troppo fragili che non avevano sopportato la vista del barone. Qualcuno, però, racconta di aver ricevuto soccorso dallo spettro di Bettino, come il contadino che si era ritrovato le ruote del suo carro immerse nel fango. Preso dalla disperazione, invocò lo spirito del vecchio e questi lo aiutò a trascinare il carro sulla terra asciutta.

Passano gli anni e si succedono le generazioni, ma lo spettro di Bettino continua a essere una presenza fissa nel Chianti. Nel 1965 Renato Polese, un giornalista della Domenica del Corriere, incuriosito da questi racconti decide di passare una notte al castello. Non è ancora scoccata la mezzanotte quando Polese si trova di fronte il fantasma di Ricasoli. Lo contempla a debita distanza e la settimana successiva fa uscire un articolo di tre pagine che racconta la sua notte straordinaria a Brolio. E’ la consacrazione mediatica dello spettro più famoso d’Italia.

Lo spirito di Bettino vive ancora oggi, anche se si fa vedere di meno ora che la luce elettrica illumina i paesini di Gaiole in Chianti, Villa a Sesta e la frazione di Brolio. I ragazzi della zona vanno alla sua ricerca per dare prova del proprio coraggio, e, probabilmente, qualche vecchio contadino, ogni tanto, gli si rivolge ancora nel silenzio della notte per un parere sulla vendemmia o un consiglio sul vino.

di Andrea Mignolo

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